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	<title>Hyde Park</title>
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	<description>La prima rivista scritta dai lettori!!!</description>
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		<title>&#8220;Stonante&#8221; di Lia Manzi</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 08:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parole squalificanti, aforismi inutili…
Vivere isolati stando all’aperto,
in mezzo ad un’agorà secolare.
Costretti e ristretti da fallaci esaltazioni:
“Qui è dove noi spaziamo sovrani ma schiavizzati!”.
Pom pom pom pom pom pom pom.
Un rimbombo esaltante ci vincola ad essere o ad esistere.
Scelta difficile ma necessariamente opportuna.
Poi lievemente uno stormo di piccoli uccelli
apostrofano la vita.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4060" title="stormo" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/stormo-575x383.jpg" alt="stormo" width="575" height="383" /><span id="more-4058"></span>Parole squalificanti, aforismi inutili…<br />
Vivere isolati stando all’aperto,<br />
in mezzo ad un’agorà secolare.<br />
Costretti e ristretti da fallaci esaltazioni:<br />
“Qui è dove noi spaziamo sovrani ma schiavizzati!”.<br />
Pom pom pom pom pom pom pom.<br />
Un rimbombo esaltante ci vincola ad essere o ad esistere.<br />
Scelta difficile ma necessariamente opportuna.<br />
Poi lievemente uno stormo di piccoli uccelli<br />
apostrofano la vita.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Chi è solo&#8221; di Maria Tosa</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 14:16:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIE]]></category>
		<category><![CDATA[Vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[angoscia incalzante]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;aria fredda incide squame sulla pelle,
abbassa sguardi al riparo,
allunga il passo della gente sulle strade.
Chi è solo procede senza fretta,
offre il suo dolore al gelo
nello spasmo dei respiri.
Si trascina lento verso casa
nella desolazione di chi sa,
che non vi è nessuno ad aspettare.
Si attarda nella penonbra del vicolo,
ricorda le occasioni perdute,
astratte e labili come i rimpianti.
Piegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4020" title="solo" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/solo1-575x383.jpg" alt="solo" width="575" height="383" /><span id="more-4005"></span>L&#8217;aria fredda incide squame sulla pelle,<br />
abbassa sguardi al riparo,<br />
allunga il passo della gente sulle strade.</p>
<p>Chi è solo procede senza fretta,<br />
offre il suo dolore al gelo<br />
nello spasmo dei respiri.</p>
<p>Si trascina lento verso casa<br />
nella desolazione di chi sa,<br />
che non vi è nessuno ad aspettare.</p>
<p>Si attarda nella penonbra del vicolo,<br />
ricorda le occasioni perdute,<br />
astratte e labili come i rimpianti.</p>
<p>Piegato sotto un peso immaginario,<br />
sale le scale in attesa di un domani<br />
foriero di nuove speranze.</p>
<p>Apre la porta su silenzi<br />
che si consumano lentamente come candele,<br />
nell&#8217;angoscia incalzante<br />
del vuoto che invade.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Rischio Vesuvio e Protezione Civile&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 20:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[Vetrina]]></category>
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		<category><![CDATA[comune di portici]]></category>
		<category><![CDATA[piano evacuazione]]></category>
		<category><![CDATA[piano nazionale emergenza vesuvio]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione ultima]]></category>
		<category><![CDATA[Protezione Civile]]></category>
		<category><![CDATA[rischio Vesuvio]]></category>

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		<description><![CDATA[Una certa bufera si è abbattuta sul dipartimento della protezione civile e sul suo capo Guido Bertolaso, a proposito di poteri straordinari, grandi eventi, appalti, ecc… Nulla di nuovo sotto il cielo della corruzione dilagante, squarciato ogni tanto da indagini giudiziarie che mettono in luce reati o quantomeno 9un diffuso malcostume.
C’è un aspetto che riguarda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4000" title="vesuvio" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/vesuvio4-573x430.jpg" alt="vesuvio" width="573" height="430" />Una certa bufera si è abbattuta sul dipartimento della protezione civile e sul suo capo Guido Bertolaso, a proposito di poteri straordinari, grandi eventi, appalti, ecc…<span id="more-3998"></span> Nulla di nuovo sotto il cielo della corruzione dilagante, squarciato ogni tanto da indagini giudiziarie che mettono in luce reati o quantomeno 9un diffuso malcostume.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è un aspetto che riguarda la protezione civile però, che non ci convince e non già da adesso. Abbiamo l’impressione che sul rischio più grande che abbiamo in Italia, quello vulcanico afferente l’arcinoto Vesuvio, si mantenga una qualche sostanziale omissione sulla famigerata pianificazione d’emergenza e vi spieghiamo il perché.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>piano d’emergenza nazionale Vesuvio</strong> intanto porta quest’aggiunta <strong><em>nazionale</em></strong> perché una possibile ripresa eruttiva verrebbe identificata come un evento di tipo (C ), classificazione evincibile all’art.2 della L.225/1992 che istituisce il servizio nazionale della protezione civile. Cioè, …<em>eventi che, per intensità ed estensione</em>, <em>debbano essere fronteggiati con l’impiego di mezzi e poteri straordinari</em>. Appare del tutto evidente<em> q</em>uindi, che, questo famoso elaborato rientri a pieno titolo nelle <strong>strette competenze </strong>e, oseremmo aggiungere<strong>, responsabilità</strong>, del dipartimento della protezione civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il motivo di questa gestione centralistica è da ricercarsi non solo nell’elevato rischio in esame che coinvolgerebbe <strong>immediatamente 600.000 mila persone</strong>, ma nel fatto tutt’altro secondario che, in caso di emergenza, sarebbero implicate direttamente e indirettamente, molte regioni e strutture e mezzi e organizzazioni statali e no. Un ambito così vasto insomma,  da richiedere un coordinamento di livello nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il piano d’emergenza Vesuvio quindi, a ragione è possibile inquadrarlo come un <strong>immediato strumento di prevenzione</strong>.  Proprio quella famosa  prevenzione di cui parla con enfasi  Bertolaso, quando rimprovera e bacchetta taluni comuni inadempienti su altri rischi come quello idrogeologico</p>
<p style="text-align: justify;">Il piano d’emergenza nazionale Vesuvio, nella sostanza dovrebbe contenere il <strong>piano d’evacuazione,</strong> cioè <strong>l’atto di prevenzione ultima</strong> (fuga), da adottare per porsi in salvo da un pericolo non arginabile come un’eruzione  esplosiva. Possiamo quindi affermare che la pianificazione e l’attuazione di un piano d’evacuazione, da un certo punto di vista rappresenta il fallimento di tutte le tecniche di prevenzione che, nel nostro caso, potevano consistere unicamente nell’assicurare un’adeguata distanza fra popolazione (Valore esposto) e vulcano (Pericolo). Una distanza che inevitabilmente e all’occorrenza, dovrà rendersi concreta nel giro di alcuni giorni attraverso una titanica operazione di trasferimento della popolazione. Il piano d’emergenza allora, ha un’importanza non certo residuale ma addirittura maledettamente vitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dramma di questa straordinaria pianificazione “invidiataci” da tutto il mondo, <strong>è che non esiste</strong>.  Nella bozza depositata abbiamo le disquisizioni geologiche, la suddivisione delle zone, i quattro livelli di allerta, ma nessuna pagina contiene alcunché di istruzioni utili  per andarsene dall’area a rischio in caso di necessità, in modo ordinato o quantomeno con una logica direzionale condivisa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dipartimento, pensiamo, ripeterà che il loro compito è di tracciare le linee guida… è che quindi la colpa è dei comuni che sono inadempienti. I comuni diranno che aspettano l’aggiornamento del piano e così via…. Nel frattempo entrambi si dedicano ad altro… Deontologicamente parlando riteniamo ingiusto spacciare per piano d’evacuazione delle semplici linee guida. Così come ci sembra naturale che, chi ha la responsabilità di una pianificazione d’emergenza, abbia anche il diritto dovere di assicurarsi che tutti gli <em>attori</em> coinvolti si impegnino nei tempi previsti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorremmo appena ricordare che se si destituiscono sindaci perché non effettuano la raccolta differenziata, a giusta ragione potrebbero commissariarsi comuni se inadempienti sui grandi temi della sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questo piano avremo, così dicono, l’aggiornamento a breve. Le novità contemplerebbero tempi d’evacuazione misurati in tre giorni e un uso massiccio di <strong>autovetture private</strong> per allontanarsi dall’area vulcanica, rinunciando a treni e bus indicati genericamente in un primo momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>comune di Portici</strong> nella bozza di piano d’emergenza comunale, redatto a fronte del rischio Vesuvio <strong>nel 1999, </strong>scrisse a pagina 15 :</p>
<p style="text-align: justify;">… <em>impossibilitati a trasportare masserizie o altri beni ingombranti, molto probabilmente i cittadini che dovranno sfollare tenteranno nella maggior parte dei casi di sfruttare l’unica unità mobile da carico a loro disposizione : <strong>l’autovettura</strong>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’autovettura ha una serie di funzioni molto importanti; innanzitutto è il primo modulo abitativo che consente di permanere all’asciutto e in strada per un tempo anche prossimo alle 48 ore; l’autoveicolo inoltre, garantisce una sufficiente ed autonoma mobilità pure in un momento successivo all’emergenza e fuori dal perimetro a rischio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non è assurdo ipotizzare che la maggior parte delle famiglie utilizzerà questo vettore per spostarsi dall’area vesuviana in caso di emergenza,molto verosimilmente alla stregua di quanto avviene in occasione degli esodi estivi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ed ancora a pagina 20 del testo porticese leggiamo : <em>analizzando quello che potrebbe essere il comportamento della popolazione in seno ad una emergenza vulcanica, possiamo ritenere probabile un esodo :</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>1) </em><em>prevalentemente a mezzo autovettura privata;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>2) </em><em>minimo a mezzo treno o traghetto veloce;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>3) </em><em>presumibilmente in maniera continuativa 24 ore su 24 dal momento in cui scatta la fase di allarme;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>4) </em><em>spontaneo già durante le <strong>fasi I</strong> e <strong>II</strong> se dovessero incalzare gli eventi sismici;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>5) </em><em>mediamente massivo a mezzo treni o traghetti in caso di perdurante e totale blocco del traffico.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’aggiornamento come detto al piano nazionale ancora non è stato pubblicizzato o pubblicato.  Possiamo solo desumere, quindi, e dalle anticipazioni, che il dipartimento e chi con esso, forse è arrivato alle stesse conclusioni di Portici ma con qualche anno di ritardo… al momento undici. Diciassette in totale … e non è ancora finita.</p>
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		<title>&#8220;16 febbraio 2010 – Caduta libera&#8221; di Bruno Magnolfi</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 08:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Respiro ancora, nonostante tutto. Sono fermo, immobile, a terra, forse in una posizione innaturale, e cerco, tra i dolori fortissimi che provo, di capire cosa mai sia successo, anzi, di comprendere com’è possibile che io sia ancora vivo. Un tirante dell’impalcatura ha ceduto, c’è voluto un attimo, neanche il tempo sufficiente ad allungare d’istinto una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3996" title="caduta" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/caduta-573x430.jpg" alt="caduta" width="573" height="430" />Respiro ancora, nonostante tutto. Sono fermo, immobile, a terra, forse in una posizione innaturale, e cerco, tra i dolori fortissimi che provo, di capire cosa mai sia successo, anzi, di comprendere com’è possibile che io sia ancora vivo.<span id="more-3994"></span> Un tirante dell’impalcatura ha ceduto, c’è voluto un attimo, neanche il tempo sufficiente ad allungare d’istinto una mano per sorreggermi, sfiorando per ironia quel corrente che avrebbe potuto evitarmi tutto quanto, ed ero nel vuoto, in una stupida, inspiegabile, caduta libera. Sembra quasi uno scherzo, potrei tornare indietro, ad un attimo fa, e continuare a lavorare sulla facciata di quel terzo piano ad applicare l’intonaco, fischiando lentamente qualche canzone, come a volte mi piace fare, e stando ben attento a lisciare bene la malta, che non si noti alcuna strisciata nel lavoro finito, perché io voglio sempre dare un risultato accurato, che tutti restino contenti di quello che ho fatto. Come uno stupido, non mi spiego in alcuna maniera il perché io sia qui, adesso. Sono sicuro che nessuno mi ha visto, ero da solo stamani là sopra, neanche il tonfo è stato avvertito, il rumore di un corpo che cade in questa piccola corte dove non abita ancora nessuno è un niente, un piccolo colpo tra milioni di altri colpi. Potevo allungare di più la mia mano, forse, bastava pochissimo, un niente per neutralizzare questo destino. Invece sono rimasto sorpreso, non avrei mai pensato che potesse accadere una cosa del genere, e se non l’avevo pensata non era neanche vera, non era possibile, per questo sono rimasto troppo ad indugiare, perché non mi pareva possibile che accadesse proprio a me una cosa così. La mia meraviglia era tanta anche mentre volavo, mentre cadevo giù come un sacco di stracci tirati per spregio da una finestra, ancora incredulo, inebetito. Ed adesso ecco qua, tutti i miei sogni, la mia famiglia, il bambino piccolo, tutto finito, per bene che vada resterò invalido, impossibilitato a lavorare, sarò solo un peso per tutti. Adesso tutti i dolori si sono fatti fortissimi, sento che sto per svenire, non resisto, e ancora ripenso a come sia stato possibile in quell’attimo assurdo, che non mi sia reso conto, che sia volato giù senza far niente, che sia stato sconfitto così, senza neanche essermi minimamente difeso. Chissà se perdo sangue da qualche parte, non voglio neanche pensarci, posso morire qui, dissanguato, come un cretino. Poi muovo una mano, mi rendo conto che sono caduto dentro a una piccola aiuola, e la terra ha attutito la botta, altrimenti sarei rimasto spiaccicato sopra il cemento. I dolori sono insopportabili, ma devo resistere adesso, devo fare uno sforzo, abbandonarmi significa perdere tutto. Ho voglia di piangere, di disperarmi, invece devo essere lucido, pensare cosa fare, cercare di richiamare l’attenzione di qualcuno. Mi sento sconfitto, se devo rimanere un peso per tutti preferisco morire, ma come si fa a scegliere, come si fa a decidere che cosa è la vita, cosa ci riserva, quali segreti ha ancora per noi? Devo muovermi, devo pensare a come attirare l’attenzione su me, devo concentrarmi su questo, nient’altro deve passare per la mia testa in questo momento. Poi sento una voce, proprio quando sono preda del panico, e non riesco più neppure a pensare, e ho solo voglia di piangere e di disperarmi. Arriva la barella, qualcuno dice che ci sono fratture, ma non ho perso sangue, non ho sbattuto la testa, ci sono ancora speranze, la vita non mi è parsa mai così bella.</p>
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		<title>&#8220;La saga&#8221; di Gemma Doyle</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 19:56:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tra gli effetti inevitabili del fenomeno Twilight, c&#8217;è stato il proliferare di tutta una narrativa di genere fantastico con protagoniste adolescenti, costruita in generale su schemi molto preordinati e spesso anche ripetitivi.
Può diventare allora non facile capire quali possono essere le proposte interessanti e originali, e quali le minestre riscaldate, in un genere dove si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3991" title="book1" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/book1-278x430.jpg" alt="book1" width="278" height="430" />Tra gli effetti inevitabili del fenomeno <em>Twilight</em>, c&#8217;è stato il proliferare di tutta una narrativa di genere fantastico con protagoniste adolescenti, costruita in generale su schemi molto preordinati e spesso anche ripetitivi.<span id="more-3986"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Può diventare allora non facile capire quali possono essere le proposte interessanti e originali, e quali le minestre riscaldate, in un genere dove si tendono poi a riprodurre le stesse dinamiche di ragazze che scoprono il primo amore, che oltre ad essere immenso e infelice, è anche un vampiro, un angelo, un demone o un licantropo.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito risulta essere invece originale la trilogia di Gemma Doyle, di Libba Bray, edita da Elliott edizioni, diventata famosa sia in Italia che altrove grazie al tam tam degli appassionati sui forum e nei blog: tre libri, <em>Una grande e terribile bellezza</em>, <em>Angeli ribelli</em> e <em>La rivincita di Gemma</em>, per i quali si sono scomodati come paragone i manga e la letteratura gotica, ma anche le fiabe, i romanzi di Jane Austen, i racconti vittoriani, le storie di presa di coscienza femminista, e persino film come <em>Pic nic ad Hanging Rock</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3990" title="book2" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/book2-291x430.jpg" alt="book2" width="291" height="430" />La giovane Gemma Doyle, inglese ma residente in India, vede morire misteriosamente la madre e deve tornare nella sua madre patria per completare la sua istruzione. Qui, nell&#8217;esclusiva Spence Academy dove aveva studiato anche sua madre, Gemma scoprirà antichi misteri, l&#8217;esistenza di luoghi magici come i Regni, il potere della magia delle donne ma anche i rischi connessi ad essa, incontrando ambigue insegnanti, ma soprattutto le sue amiche inseparabili. Ann, ragazza di famiglia povera che sogna il riscatto sociale, Pippi, giovanissima che vuole sottrarsi ad un matrimonio prematuro con un uomo molto più vecchio, e Felicity, fanciulla con tendenze omosessuali, saranno le sue compagne in un viaggio tra magia e realtà, tra incanto e paura, in mezzo a luoghi fantastici ma anche terribili.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mancherà l&#8217;aspetto sentimentale, visto che Gemma si troverà divisa tra il ricco rampollo Simon, che non conosce i suoi segreti magici, e il giovane indiano Kartik, che può essere una minaccia: ma la conclusione non sarà stereotipata, e tutto il percorso dei libri non è solo un&#8217;avventura fantasy, ma una storia di formazione e una presa di coscienza femminista contro i limiti di un&#8217;epoca ricostruita con molta cura.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3989" title="book3" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/book3-284x430.jpg" alt="book3" width="284" height="430" />Chi cerca un romanzo per ragazze diverso da certi schemi ormai triti e ritriti ma sempre di genere fantastico, chi cerca una storia che sia piacevole da leggere anche se non si è più tanto ragazzi e chi cerca soprattutto una storia in cui non ci sia solo sentimento e fantasia, troverà nella serie di Gemma Doyle una lettura valida e interessante, ricca di spunti e rimandi. Era stato anche annunciato un possibile film, per ora sospeso: d&#8217;altro canto non sarebbe facile, anche se molto stimolante, portare sullo schermo una vicenda che non è solo un film adolescenziale sul paranormale, ma molto di più.</p>
<p><strong>Recensito da Elena Romanello</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Il freddo&#8221; di Alessandro Caracciolo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 18:43:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo attendevi….
sperando nel suo
rientro anticipato.
Hai lasciato aperta
la finestra,
con il proposito
di una chiusura postuma.
Ti volti un attimo
e quella stessa
sbatte.
L’annuncio del vento
lo hai ignorato apposta,
avevi voglia
di spaccarti le labbra.
Quando ti investe
non lo riconosci&#8230;.
Si nasconde dietro
lo schermo
di momenti passati.
Ti abbraccia
con la forza
di una amico lontano.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3983" title="freddo" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/freddo1-575x420.jpg" alt="freddo" width="575" height="420" /><span id="more-3982"></span>Lo attendevi….</p>
<p style="text-align: left;">sperando nel suo</p>
<p style="text-align: left;">rientro anticipato.</p>
<p style="text-align: left;">Hai lasciato aperta</p>
<p style="text-align: left;">la finestra,</p>
<p style="text-align: left;">con il proposito</p>
<p style="text-align: left;">di una chiusura postuma.</p>
<p style="text-align: left;">Ti volti un attimo</p>
<p style="text-align: left;">e quella stessa</p>
<p style="text-align: left;">sbatte.</p>
<p style="text-align: left;">L’annuncio del vento</p>
<p style="text-align: left;">lo hai ignorato apposta,</p>
<p style="text-align: left;">avevi voglia</p>
<p style="text-align: left;">di spaccarti le labbra.</p>
<p style="text-align: left;">Quando ti investe</p>
<p style="text-align: left;">non lo riconosci&#8230;.</p>
<p style="text-align: left;">Si nasconde dietro</p>
<p style="text-align: left;">lo schermo</p>
<p style="text-align: left;">di momenti passati.</p>
<p style="text-align: left;">Ti abbraccia</p>
<p style="text-align: left;">con la forza</p>
<p style="text-align: left;">di una amico lontano.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Oroscopo settimanale &#8211; dal 28/02 al 06/03&#8243; di Mariangela Princi</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 17:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[OROSCOPO]]></category>
		<category><![CDATA[Vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[oroscopo di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[oroscopo free]]></category>
		<category><![CDATA[oroscopo settimana 28/02]]></category>
		<category><![CDATA[oroscopo settimanale]]></category>

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		<description><![CDATA[ARIETE(21/03-20/04): continuano le tensioni nei rapporti, cercate di affrontare i problemi con calma, possibili separazioni. Nel lavoro tenete duro e portate avanti i vostri progetti.
TORO(21/04-20/05): in amore sembra superato il periodo di freddezza e di tensione, siete finalmente in grado di capire cosa volete e di iniziare anche nuove storie. Nel lavoro c&#8217;è la possibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-3980" title="oroscopo_set" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/oroscopo_set-573x430.jpg" alt="oroscopo_set" width="573" height="430" />ARIETE(21/03-20/04): </strong>continuano le tensioni nei rapporti, cercate di affrontare i problemi con calma, possibili separazioni. Nel lavoro tenete duro e portate avanti i vostri progetti.<span id="more-3979"></span></p>
<p><strong>TORO(21/04-20/05): </strong>in amore sembra superato il periodo di freddezza e di tensione, siete finalmente in grado di capire cosa volete e di iniziare anche nuove storie. Nel lavoro c&#8217;è la possibilità che si sblocchino situazioni che si erano fermate lo scorso anno.</p>
<p><strong>GEMELLI(21/05-21/06): </strong>purtroppo in amore non siete tra i favoriti, vi siete sentiti messi da parte e forse l&#8217;altra persona non ha nei vostri confronti l&#8217;interesse che credevate. Nel lavoro contrasti e rallentamenti, attenzione alle spese.<strong><br />
</strong><strong><br />
</strong><strong>CANCRO (22/06-22/07)</strong>: questo è il momento di chiarire o di dichiararvi alla persona a cui pensate ultimamente. Qualche problema per chi è in coppia a causa di questioni economiche. Nel lavoro il periodo è abbastanza positivo per chi è in proprio. Possibili trasferimenti.</p>
<p><strong>LEONE (23/07-23/08)</strong>: molti di voi inizieranno una nuova storia,le coppie risolvono alcune questioni con buone prospettive future. Nel lavoro servono dei cambiamenti,liberatevi da situazioni passate che vi bloccano ancora.</p>
<p><strong>VERGINE (24/08- 22/09)</strong>: ormai manca poco alla fine del transito negativo di venere che vi ha reso nervosi e insoddisfatti in amore. Le coppie devono fare attenzione alle uscite di denaro, non è il momento di investire.Nel lavoro accettate se vi viene proposto lo stesso contratto, non siate impulsivi.</p>
<p><strong>BILANCIA (23/09-22/10)</strong>: in amore state razionalizzando e volete delle risposte.I rapporti con persone lontane o impegnate si interromperanno. Nel lavoro avete bisogno di riposo ma le stelle sono favoreli. Le questioni legali si risolveranno.<strong></p>
<p></strong><strong>SCORPIONE (23/10-22/11)</strong>: date attenzione alle storie nate da poco potrebbere diventare importanti. Chi è in coppia pensa a progetti seri come la convivenza o il matrimonio e gli astri vi appoggiano. Nel lavoro siate diplomatici e agite, ci sono delle buone opportunità da sfruttare.</p>
<p><strong>SAGITTARIO (23/11-21/12)</strong>: in amore c&#8217;è un calo di desiderio dovuto alla stanchezza ma non durerà molto. Nel lavoro nonostante qualche difficoltà siete in grado di procedere abbastanza bene. Uscite di denaro ma anche alcune entrate.</p>
<p><strong>CAPRICORNO (22/12-20/01)</strong>: le storie deboli finiranno nel giro di breve tempo, molti di voi avranno dei ripensamenti su ciò che hanno iniziato. Ritorna la passione nelle coppie di lungo periodo. Nel lavoro nonostante l&#8217;apparente sicurezza avete molte indecisioni. Chiarimenti con i collaboratori.</p>
<p><strong>ACQUARIO (21/01-19/02)</strong>: periodo favorevole che porta emozioni. Nascono amori o semplici passioni. Cielo importante per le coppie che pensano al matrimonio o  a un figlio. Opportunità di iniziare un lavoro, anche all&#8217;estero, per i più giovani. Ci sono meno tensioni nelle collaborazioni.</p>
<p><strong>PESCI (20/02-20/03)</strong>: siete in un periodo fortunato, le nuove storie procedono serenamente. Alcuni di voi potrebbero decidere di chiudere un rapporto ormai insoddisfacente. Nel lavoro ciò che inizia adesso può portarvi lontano.</p>
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		<title>&#8220;Spesso scrivere fa rima con amare&#8221; di Emilia Sensale</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 09:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[PENSIERI]]></category>
		<category><![CDATA[Vetrina]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[forza di volontà]]></category>
		<category><![CDATA[ispirazione]]></category>
		<category><![CDATA[parole e i sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[scrittore]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordo nitidamente il terrore che provai durante i primi tempi della cosiddetta Scuola Elementare, quando seppi che m’avrebbero insegnato a scrivere in corsivo. La grafia irta di mia madre sulle liste della spesa mi atterriva tanto da chiedere ai miei educatori, incontrati casualmente per strada in estate o nelle vacanze natalizie, se fosse difficile e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3977" title="scrivere" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/scrivere-575x419.jpg" alt="scrivere" width="575" height="419" />Ricordo nitidamente il terrore che provai durante i primi tempi della cosiddetta Scuola Elementare, quando seppi che m’avrebbero insegnato a scrivere in corsivo.<span id="more-3975"></span> La grafia irta di mia madre sulle liste della spesa mi atterriva tanto da chiedere ai miei educatori, incontrati casualmente per strada in estate o nelle vacanze natalizie, se fosse difficile e addirittura pericoloso scrivere in corsivo e se, abbandonando l’abitudine dello stampatello, non avessi “perso il senso delle cose”. Rammento la loro risata, dovuta all’ingenuità delle mie parole, mentre mi rassicuravano ed affermavano che scrivere in corsivo non implicava dimenticare l’uso del mio amato stampatello. Persi la prima lezione, nella quale la maestra introdusse il concetto di alfabeto corsivo ed insegnò come tracciare la lettera “A” in maiuscolo ed in minuscolo… ed io ipotizzai che la mia carriera scolastica fosse stata irrimediabilmente compromessa. Guardando con i miei attuali occhi di ventunenne la bambina che sono stata e che non sapeva come la vita riservasse piacevoli e sgradite sorprese, mi rendo teneramente conto dell’ingenuità che accompagnò la mia prima vera preoccupazione: credevo di non riuscire a scrivere “come i grandi”, invece la scrittura è diventata la fedele compagna della mia vita!<br />
Durante i primi tempi del mio apprendimento ho dimostrato grande forza di volontà e passione per lo studio, ottenendo eccellenti risultati; provavo uno sfrenato interesse per la Matematica, i numeri mi affascinavano a tal punto da supporre che m’avrebbero accompagnato per il resto della mia esistenza. Notai, tuttavia, una deliziosa propensione alla lettura di novelle ed una tendenza a trovare le inedite rime delle parole, mentre mi divertivo ad inventare storie e personaggi per i compiti in classe. Alle cosiddette Scuole Medie, avvenne la mia conversione: mi resi conto che il mio corpo stesse subendo dei cambiamenti e scoprii che i tenui sentimenti provati nell’intimità della mia infanzia potessero concretizzarsi transitoriamente in una persona, donandomi emozioni nuove ed un batticuore sconosciuto. Compresi, felicemente oppure tristemente, cosa significasse la delusione, la gioia, l’appagamento, l’innamoramento, la trepidazione… e parallelamente alle mie esperienze, si accentuava in me il presentimento che i numeri appartenessero a un linguaggio universale ma freddo alla luce delle mie nuove esigenze, mentre il rifugio del mondo letterario si presentava sempre più caldo ed accogliente. Ad undici anni scrissi, usufruendo del computer a casa, il mio primo lungo racconto ed a tredici composi la mia prima poesia, scribacchiata sulla pagina di un libro a scuola.<br />
La scrittura è diventata la mia più grande passione e, nel tempo, un’amabile fonte di soddisfazioni: ho vinto, ad esempio, tanti concorsi letterari che mi hanno permesso di viaggiare in Italia ed in Europa e di conoscere persone squisite, molte delle quali collegate all’odierna cultura letteraria. Ho conquistato onorificenze (targhe, medaglie, diplomi…) e tuttora pubblico articoli e miei componimenti su giornali e riviste, eppure i riconoscimenti sono complementari rispetto alla mia gratitudine nei confronti di questa propensione, che io ho sempre considerato un miracolo…. Molte persone mi hanno domandato <em>come</em> scrivessi, ma qualsiasi mia risposta era vana quando mi chiedevano <em>perché</em> scrivessi e riuscivo solo a sorridere quando mi interpellavano per sapere <em>cosa si provasse</em> scrivendo. Inizialmente mi appellavo sinceramente alla mia fede religiosa e credevo che la mia attitudine fosse un innato dono divino, mi sono resa conto che scrivere significasse possedere congenitamente un’abilità, la quale nel tempo mostra il bisogno di esprimersi, invitando a sviluppare una personale tecnica, e acquista un valore soggettivo. In seguito, ho maturato la convinzione che scrivere invitasse autore e lettore a un meraviglioso viaggio tra le parole ed i sentimenti, ad un’avventura che non si conclude col limite della punteggiatura ma è infinita poiché permette alla fantasia di inoltrarsi nei nostri ricordi e nell’emotività, nell’originalità della storia raccontata in poesia ed in prosa.<br />
In conclusione, <em>che cosa prova un autore quando scrive</em>?<em> </em>Ritengo che ogni scrittore possegga una tecnica connaturata, ma quest’ultima entra in gioco solo in un secondo tempo perché il vero motore che avvia ed accompagna il meccanismo della scrittura è l’<em>ispirazione</em>: essa è autentica espressione del genio, è fervore che appare trascendente quando visita l’anima subitaneamente oppure immanente in un oggetto/evento/individuo al suo manifestarsi. Lo stimolo dell’ispirazione, spesso fuggente, sembra pulsare nel petto assieme al battito del cuore e graziosamente attanaglia la mente, illuminandola; il poeta, allora, usufruisce degli occhi dell’anima per guardare e descrivere l’universo, che sembra dettargli i suoi segreti, mentre il prosatore partorisce dal proprio sangue, attraverso le dita, i protagonisti della sua storia ed offre a loro la vita: i personaggi, generati nella danza della fantasia o intrisi lievemente nell’inventiva, sembrano muoversi sul foglio ed il loro respiro tormenta nel sonno l’autore se vengono trascurati, cercano di contorcersi dentro il cuore senza tregua. Quando, invisibile o riconoscibile, compare il punto che stabilisce il finale della narrazione, la passione dello scrittore e l’interesse del lettore si appagano pacatamente per un attimo, poi l’estasi supera il confine d’ogni interpunzione e prosegue il summenzionato viaggio tra le parole e i sentimenti. Dopotutto, la scrittura è un vero universo nel cosmo, è un affascinante strumento di comunicazione che mi ha permesso di descrivere la mia esperienza, di vivere, di commuovermi, più di tutto mi ha insegnato ad amare: quando, infatti, con la complicità dell’ispirazione trascrivo su carta divine percezioni, apprendo il significato di fiducia perché mi affido totalmente alle emozioni, di unicità perché non voglio distrarmi rivolgendo l’attenzione ad altre cose, di rispetto perché comprendo e apprezzo la natura della mia passione…. Soprattutto, comporre mi consente di apprendere il significato di fedeltà: sono stata sempre ligia nei confronti del mio amato stampatello… ed esso mi accompagna sempre quando scrivo.</p>
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		<title>&#8220;L’uomo che rubava le risate&#8221; di Sonia Farsa</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 09:47:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[fare resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[gioia di vivere]]></category>
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		<description><![CDATA[C’era una volta un bambino biondo, delicato e raffinato, insomma un piccolo lord. Aveva lo sguardo serio, le venature tristi.
Guardava in disparte i bambini che si azzuffavano divertendosi.
Lui tornava ogni volta a casa con gli abiti lindi e l’animo sporco d’invidia. Si sarebbe gettato ben volentieri nella mischia, ma per il suo ciuffo ordinato i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3973" title="ridere" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/ridere-575x368.jpg" alt="ridere" width="575" height="368" />C’era una volta un bambino biondo, delicato e raffinato, insomma un piccolo lord. Aveva lo sguardo serio, le venature tristi.<span id="more-3972"></span><br />
Guardava in disparte i bambini che si azzuffavano divertendosi.<br />
Lui tornava ogni volta a casa con gli abiti lindi e l’animo sporco d’invidia. Si sarebbe gettato ben volentieri nella mischia, ma per il suo ciuffo ordinato i più grandi lo deridevano e i più piccoli giocherellone non lo credevano.<br />
Crescendo scompigliò il ciuffo in un riccio e la sua solitudine in popolarità.<br />
Nonostante gli adulatori e le ammiratrici l’insicurezza era sua compagna e amava ben poco di sé. Quello che più non sopportava era la sua risata argentina, goffa e invadente. Divenne così ladro: si allenò ad ascoltare le risa intorno a sé, iniziò a registrarle e imitarle, in un batter d’occhio imparò a rubarle. Che fossero goliardiche o timide, a risucchio o sommesse, non esisteva ostacolo di sorta al furto. Divenne tanto bravo che la sua maestria gli presentò un conto beffardo: ogniqualvolta che usava una risata, la sradicava dalla gola del proprietario legittimo.<br />
Una alla volta le persone derubate non ebbero di che ridere e il massimo concesso loro era abbozzare un sorriso. Pian piano l’atmosfera intorno a lui si fece cupa e mogia. Non se lo spiegava tutto quel grigiore: solo una notte il mistero gli venne svelato attraverso un incubo, di cui al mattino non ricordava che qualche frammento. Gli restò comunque una sensazione di malessere addosso e per scrollarsene una manciata ripeteva e ripeteva le risate altrui.<br />
Finché un bel giorno di pioggia scrosciante un’adorabile donzella, come lui bionda e delicata, non entrò nella sua vita a squarciare il grigio di cui si era circondato. Fece resistenza, non volle credere, ma all’evidenza non poté che cedere. Erano anime gemelle! Lei regalò a lui nuovamente la sua risata, quella goffa e tanto odiata. Lui a modo suo restituì il bottino. Fu gioia ovunque. E tutti vissero felici e sorridenti.</p>
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		<title>&#8220;Aspettando il sole&#8221; di Giuliana Noschese</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 14:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando muore un sogno è sempre lui ad andarsene e tu a rimanere, lì, seduto da solo, aspettando che una nuova distrazione arrivi a colmare il vuoto della tua anima. Eppure il ricordo del sogno perduto permane dentro te, lo senti anche se non lo vuoi più. Sai che è lì in qualche modo e aspetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3964" title="ONDE DEL NOSTRO DESTINO" src="http://www.rivistahydepark.com/wp-content/uploads/ONDE-DEL-NOSTRO-DESTINO-573x430.jpg" alt="ONDE DEL NOSTRO DESTINO" width="573" height="430" />Quando muore un sogno è sempre lui ad andarsene e tu a rimanere, lì, seduto da solo, aspettando che una nuova distrazione arrivi a colmare il vuoto della tua anima.<span id="more-3963"></span> Eppure il ricordo del sogno perduto permane dentro te, lo senti anche se non lo vuoi più. Sai che è lì in qualche modo e aspetta solo te per riuscire allo scoperto.<br />
Ho sperimentato diverse delusioni ma ogni volta che il sogno abbandona il corpo è sempre una sensazione nuova. Mai sperimentata prima. Ci saranno sempre ostacoli da superare, burroni da saltare, bastoni tra le ruote. Il segreto è crederci. Credere che un giorno la sensazione che il sogno stia svanendo, svanisca. Che sia solo una brutta sensazione, qualcosa che sai per certo che stavolta non succederà. Non più.<br />
Perché quando sarà&#8230; Ce l’ avrai fatta.</p>
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